Per anni abbiamo considerato l’intelligenza artificiale una tecnologia. Oggi è più corretto considerarla un’infrastruttura. Come internet negli anni ‘90 e l’elettricità all’inizio del XX secolo, l’AI sta diventando un fattore produttivo universale destinato a influenzare ogni settore dell’economia. Quando si parla di intelligenza artificiale, l’attenzione si concentra spesso sui chatbot, sulle immagini generate automaticamente o sui nuovi modelli linguistici. Questi strumenti rappresentano però soltanto la parte visibile del fenomeno. La vera rivoluzione sta avvenendo sotto la superficie. Per la prima volta nella storia economica, abbiamo creato sistemi capaci di svolgere attività cognitive che fino a pochi anni fa erano considerate esclusivamente umane: scrivere, tradurre, programmare, analizzare dati, sintetizzare informazioni e persino supportare processi decisionali complessi. Se la rivoluzione industriale ha automatizzato il lavoro fisico, l’intelligenza artificiale sta iniziando ad automatizzare una parte del lavoro intellettuale.

Perché questa volta è diverso

Ogni nuova tecnologia viene inizialmente accompagnata da entusiasmo eccessivo. Lo abbiamo visto con: Internet negli anni ’90; i social network negli anni 2000; le criptovalute negli anni 2010. Molti osservatori sostengono che l’AI rappresenti semplicemente l’ennesima bolla speculativa. La storia suggerisce una lettura più sfumata. Nel 2000 la bolla Internet scoppiò. Migliaia di aziende fallirono e miliardi di dollari di capitalizzazione evaporarono. Eppure Internet cambiò il mondo. Le valutazioni erano una bolla. La tecnologia no. Lo stesso potrebbe accadere oggi. Alcune aziende AI sono probabilmente sopravvalutate. Alcuni investimenti potrebbero non generare i rendimenti sperati. Tuttavia, ciò non implica che la trasformazione economica sottostante sia destinata a fallire.

La nuova corsa all’oro

Negli ultimi due anni le grandi aziende tecnologiche hanno avviato una corsa senza precedenti per costruire infrastrutture AI. I numeri sono impressionanti. Le principali società tecnologiche stanno investendo centinaia di miliardi di dollari in: data center; chip avanzati; reti elettriche; infrastrutture cloud; modelli di intelligenza artificiale. L’aspetto interessante è che il vero collo di bottiglia non è più il software. È l’energia. I moderni modelli AI richiedono enormi quantità di potenza computazionale. Questa potenza richiede elettricità. Sempre più elettricità. Per questo motivo molti investitori stanno iniziando a osservare non solo le aziende tecnologiche, ma anche i produttori di energia, i fornitori di infrastrutture e le società coinvolte nella costruzione dei data center. La prossima grande opportunità economica potrebbe non trovarsi esclusivamente nel software, ma nell’infrastruttura che rende possibile il software.

L’impatto sulla produttività

La produttività rappresenta il motore principale della crescita economica di lungo periodo. Quando un lavoratore produce di più nello stesso tempo, aumentano: salari; profitti; crescita economica. Negli ultimi vent’anni molte economie avanzate hanno registrato una crescita della produttività relativamente debole (Italia docet). L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare questa dinamica. Immaginiamo un consulente che impiega quattro ore per preparare una presentazione e che, grazie all’AI, riesca a completarla in due. Oppure uno sviluppatore che scrive un codice il 30% più velocemente. Oppure un team di marketing che produce il doppio dei contenuti con la metà delle risorse umane. Piccoli miglioramenti distribuiti su milioni di lavoratori possono generare effetti enormi a livello macroeconomico. È per questo motivo che molte banche d’investimento e istituzioni economiche considerano l’AI uno dei principali driver di crescita del prossimo decennio.

Vincitori e perdenti

Ogni rivoluzione tecnologica crea vincitori e perdenti. Le aziende che adotteranno rapidamente l’intelligenza artificiale potrebbero beneficiare di: costi inferiori; maggiore efficienza; margini più elevati; crescita accelerata. Al contrario, le organizzazioni lente ad adattarsi rischiano di perdere competitività. La vera divisione del futuro potrebbe non essere tra esseri umani e macchine. Potrebbe essere tra aziende che utilizzano efficacemente l’AI e aziende che non lo fanno.

Il rischio più sottovalutato

Molti temono che l’AI elimini posti di lavoro. È sicuramente una possibilità reale per alcune mansioni. Tuttavia, il rischio più sottovalutato potrebbe essere un altro. L’intelligenza artificiale tende a favorire chi possiede: dati, capitale, infrastrutture, capacità di investimento. Questo potrebbe aumentare la concentrazione economica e rafforzare il potere delle aziende già dominanti. In altre parole, l’AI potrebbe amplificare le disuguaglianze esistenti prima ancora di sostituire una quota significativa di lavoratori. È una sfida che governi, regolatori e imprese dovranno affrontare nei prossimi anni.

Cosa osservare nei prossimi cinque anni

Per capire dove sta andando l’economia dell’AI, vale la pena monitorare cinque segnali: Investimenti nei data center, più aumentano, più cresce la domanda di capacità computazionale. Consumo energetico, l’energia sta diventando una componente strategica dell’economia digitale. Crescita della produttività, se inizierà ad accelerare, l’impatto economico dell’AI diventerà evidente. Adozione aziendale, la diffusione nelle imprese sarà più importante dei progressi tecnologici stessi. Evoluzione normativa, le regole determineranno chi potrà innovare e a quale velocità.

L’intelligenza artificiale non è semplicemente una nuova tecnologia.

Sta emergendo come una nuova infrastruttura economica, destinata a influenzare produttività, mercati finanziari, occupazione, energia e competitività globale. Come ogni rivoluzione, attraverserà fasi di entusiasmo, delusione e consolidamento. Ma la domanda fondamentale non è se l’AI cambierà l’economia. La domanda è chi riuscirà a comprenderne e sfruttarne gli effetti prima degli altri.

Le più grandi opportunità economiche spesso non nascono dalle tecnologie visibili, ma dalle infrastrutture che le rendono possibili.

Negli anni ’90 molti investitori cercavano il prossimo sito web di successo. I vincitori di lungo periodo furono spesso coloro che costruirono le infrastrutture di Internet.

Oggi potrebbe valere la stessa regola per l’intelligenza artificiale.

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Alla prossima,

The Macro espresso

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