
L’errore che stanno facendo quasi tutti
Quando si parla di intelligenza artificiale, l’attenzione si concentra quasi sempre sui prodotti, i nuovi modelli linguistici, i chatbot, gli assistenti virtuali, le startup che promettono di rivoluzionare il lavoro. È comprensibile. Sono gli elementi più visibili. Ma nella storia economica le più grandi opportunità raramente nascono dai prodotti che tutti vedono, nascono dalle infrastrutture che li rendono possibili. Negli anni '90 milioni di persone cercavano il prossimo sito web destinato a diventare famoso. I veri vincitori furono spesso coloro che costruirono le autostrade digitali: reti, server, data center e sistemi operativi. Oggi sta accadendo qualcosa di molto simile. L'AI non è software. È infrastruttura.
Per anni abbiamo considerato l’intelligenza artificiale una branca del software, questa definizione sta diventando sempre meno accurata. I modelli di nuova generazione richiedono enormi quantità di energia, infrastrutture cloud avanzate, semiconduttori specializzati, sistemi di raffreddamento, connessioni dati ad altissima velocità. In altre parole, l'AI è diventata un'industria pesante. La differenza rispetto alle rivoluzioni tecnologiche precedenti è che questa volta il collo di bottiglia non è il talento umano, è la capacità fisica, servono edifici, elettricità, rame, fibre ottiche e chip, molti chip. Per comprendere la portata del fenomeno basta osservare un dato. Fino a pochi anni fa, la maggior parte degli investitori considerava i produttori di semiconduttori aziende cicliche, legate principalmente alla domanda di computer e videogiochi, oggi alcuni dei chip più avanzati al mondo sono diventati l’equivalente delle trivelle durante una corsa all’oro. Chiunque voglia costruire modelli di AI su larga scala ha bisogno di capacità computazionale e la capacità computazionale dipende dai chip. Questo spiega perché il mercato stia attribuendo valutazioni straordinarie alle aziende che occupano i nodi critici della filiera. Non stanno vendendo semplicemente tecnologia, stanno vendendo accesso alla nuova economia.
Gli economisti tradizionalmente identificano tre fattori produttivi: capitale, lavoro, terra. Negli ultimi decenni si è aggiunta la conoscenza. Oggi potrebbe emergere un nuovo fattore produttivo, l’intelligenza artificiale. Per la prima volta disponiamo di sistemi in grado di eseguire una parte crescente delle attività cognitive come scrivere, analizzare, programmare, tradurre, ricercare. Questo non significa che gli esseri umani diventeranno inutili, significa che la produttività individuale potrebbe aumentare in modo significativo e quando la produttività accelera, cambia tutto.
La variabile che pochi stanno osservando: l’energia
Esiste un aspetto dell’AI che riceve molta meno attenzione rispetto a quanto meriterebbe, l’energia. Ogni richiesta fatta a un modello avanzato richiede potenza computazionale, ogni modello richiede server, ogni server richiede elettricità, ogni data center richiede infrastrutture energetiche sempre più sofisticate, per questo motivo molti analisti stanno iniziando a guardare oltre il settore tecnologico. La vera storia potrebbe riguardare i produttori di energia, le infrastrutture elettriche, i sistemi di raffreddamento, la costruzione di data center. La domanda da porsi non è soltanto: chi costruirà l’AI ma anche chi alimenterà l’AI
I vincitori del prossimo decennio
Le rivoluzioni tecnologiche non premiano tutti allo stesso modo, storicamente i maggiori benefici economici sono andati a chi ha controllato i punti strategici della catena del valore, nel mondo dell’intelligenza artificiale questi punti sembrano essere quattro: computazione - chi controlla la capacità di calcolo controlla una risorsa sempre più scarsa, l’energia - l’AI sta trasformando l’elettricità in un asset strategico, i dati- I dati rimangono il carburante dei modelli. Ma avere la tecnologia migliore non basta, conta anche la capacità di raggiungere miliardi di utenti.
Il rischio di una nuova concentrazione economica
Ogni grande innovazione promette democratizzazione ma la realtà è spesso più complessa. L’intelligenza artificiale richiede investimenti enormi e solo poche aziende dispongono delle risorse necessarie per finanziare i data center e le infrastrutture globali, questo potrebbe favorire una maggiore concentrazione economica, le aziende dominanti potrebbero diventare ancora più dominanti con il conseguente rischio di monopolio del settore. L’AI renderà l’economia più aperta o più concentrata?
La vera domanda per investitori e professionisti
Molte persone stanno cercando di prevedere quale sarà il prossimo chatbot di successo, è una domanda interessante, ma forse non è la più importante, la domanda più utile è: quali sono le infrastrutture indispensabili senza le quali l’intelligenza artificiale non potrebbe esistere? La storia insegna che spesso i rendimenti più straordinari non arrivano da chi insegue la moda del momento, arrivano da chi individua le fondamenta prima che il resto del mercato ne comprenda l’importanza. L’intelligenza artificiale sta emergendo come una nuova infrastruttura economica, come Internet, come l’elettricità, come le ferrovie nel XIX secolo, i modelli continueranno a migliorare ma la battaglia più importante si sta combattendo altrove, nei data center e nell’energia.
È lì che si sta costruendo la prossima fase dell’economia globale.